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Il "Patrimonio degli Studi" è una fondazione testamentaria risalente al 1600, istituita per volontà di due illustri cittadini centesi, Francesco Piombini (rogito notaio Baruffaldi del 5 novembre 1630), e Lorenzo Dondini (rogito notaio Comi in data 4 giugno 1682), allo scopo di favorire la diffusione dell'istruzione pubblica nella città di Cento.

La gestione dei lasciti, dopo un lungo ed aspro contenzioso, fu affidata, come espressamente disposto dai fondatori, ai Padri Gesuiti, che eressero a Cento nel 1725 un Collegio per l'educazione e l'istruzione della gioventù locale.

Con la soppressione dell'ordine dei Gesuiti, avvenuta nel 1773, l'Arcivescovo di Bologna, assegnò l'intero patrimonio alla costituzione di un seminario, denominato collegio Seminario Clementino in onore del Papa Clemente XIV.

Nel 1798, con l'avvento della dominazione francese in Italia, il seminario venne sciolto ed i suoi beni furono attribuiti ad un Istituto comunale di Pubblica Istruzione, che rimase in opera fino al 1805 quando, in seguito all'avvento di Napoleone, la direzione della scuola fu riaffidata all'Arcivescovo di Bologna, che ricostituì il disciolto Seminario Clementino.

Dopo la caduta dello Stato Pontificio e la formazione del Regno d'Italia, ebbe inizio per l'ente un periodo assai travagliato a causa dei forti attriti con l'amministrazione comunale, che mirava a circoscrivere la sfera d'azione dell'autorità ecclesiastica nel campo dell'educazione.

Un fatto importante intervenne però nel 1866: a seguito della legge 7 luglio 1866 n. 3036 sulla soppressione degli ordini religiosi, l'agente demaniale di Cento confiscò i beni del seminario, per procedere all'alienazione a scopo di conversione.

Questo fatto provocò però l'insurrezione del Municipio di Cento e dell'Assunteria del Seminario, che insieme rivolsero un'istanza al Ministero dell'Interno per ottenere la restituzione dei beni confiscati, sostenendo che non si trattava di un istituto ecclesiastico ma di un ente laico, sorto grazie a lasciti di privati cittadini.

Il Ministero sottopose la questione al Consiglio di Stato che, con parere del 22 marzo 1869, riconobbe la natura laica dell'istituto, ordinando la riconsegna dei beni. Con Regio Decreto del 23 giugno 1870 il Ministero della Pubblica Istruzione, a seguito delle forti pressioni esercitate dalla Giunta comunale, dichiarò sciolto il Seminario Clementino e nominò una Commissione incaricata di redigere il nuovo Statuto dell'istituzione, approvato dal Ministero della Pubblica Istruzione con decreto del 28 febbraio 1879: l'ente assunse così la forma di fondazione e la nuova denominazione di "Patrimonio degli Studi", affidato ad un'amministrazione laica. Procedette inoltre al riordino di tutta l'attività scolastica attivando, oltre alla scuola elementare (che fu ospitata nell'edificio di Corso Guercino fino al 1912), anche una scuola ginnasiale, che nel 1899 venne pareggiata ai Regi ginnasi statali e nel 1913 fu convertita in governativa.

Dall'anno scolastico 1888/89 venne avviata nella medesima sede anche una scuola tecnica, che funzionò fino al 1925 quando fu istituita la scuola d'arti e mestieri, corrispondente all'odierno istituto professionale per l'industria e l'artigianato "F.lli Taddia".

Con questa scuola il Patrimonio degli Studi continuò a mantenere stretti legami versando ogni anno ingenti contributi fino al 1965 quando, per mancanza di liquidità, i versamenti furono interrotti.

Il 1935 rappresentò un'altra tappa fondamentale della storia della fondazione, poiché in questa data venne istituito il Liceo Classico, ospitato nell'edificio di Corso Guercino dove continuava ad avere la propria sede anche il Regio Ginnasio.

Il funzionamento del Liceo Classico ricadde per molti anni interamente a carico del Patrimonio degli Studi fino al 1 ottobre 1959, quando l'istituto divenne statale.

Il Patrimonio degli Studi continuò però a concedere in uso gratuito il proprio stabile ubicato in Corso Guercino per ospitare il Liceo Classico, il Ginnasio, la scuola media (fino al 1970) e l'istituto Magistrale "C. Cremonini" (attivato nel 1967).

Inoltre l'ente continuò a gestire direttamente la biblioteca dell'istituto, sostenendo interamente le spese per il riordino del patrimonio librario dopo le devastazioni della Guerra, fino al 1976 quando, dopo il trasferimento in una sede più adeguata in locali messi a disposizione dalla Cassa di Risparmio di Cento, fu donata al Comune di Cento.

Il Patrimonio degli Studi, oltre alle attività indicate, procedeva ogni anno all'erogazione di premi ai migliori studenti del Liceo e di borse di studio e sussidi ai giovani centesi più meritevoli e di famiglie meno agiate, per consentirgli il proseguimento degli studi.

Tra i giovani che usufruirono dei sussidi figurano l'illustre grammatico e latinista Giuseppe Cevolani, al quale ora è intitolato il Liceo di Cento, ed il pittore Aroldo Bonzagni che, anche grazie al sussidio, poté completare gli studi all'Accademia di Brera a Milano.

Nel 1969 il Patrimonio Studi intraprese una consistente opera di restauro della chiesa di San Lorenzo, edificio di grande pregio artistico e storico che, dopo la chiusura al culto a seguito all'occupazione militare durante la prima guerra mondiale, era stato destinato ai più disparati ed indecorosi utilizzi: palestra di ginnastica, laboratorio artigianale, officina, magazzino per la costruzione dei carri carnevaleschi ed autorimessa.

L'edificio, al termine del restauro, è stato destinato ad Auditorium, per ospitarvi iniziative culturali e rassegne artistiche.

Gli anni '70 ed '80 rappresentarono per la storia della fondazione il periodo più difficile, poiché una grave crisi finanziaria costrinse gli amministratori a sospendere la maggior parte delle attività, per cercare di assicurare la sopravvivenza della fondazione.

Furono sospesi i contributi agli istituti scolastici ed i sussidi agli studenti, vennero aboliti i premi erogati ai giovani liceali, si trascurò la manutenzione dell'edificio scolastico e fu decisa la donazione della biblioteca e di tutto l'antico patrimonio librario al Comune di Cento.

La situazione era aggravata anche dall'incertezza giuridica che aleggiava sulla fondazione, in seguito al trasferimento delle competenze sul controllo degli organismi non profit dallo Stato alle Regioni.

La svolta si ebbe quando il Presidente della Regione Emilia Romagna, nel 1984, dichiarò che "la fondazione in oggetto ha sicuramente personalità giuridica di diritto pubblico ed opera in materie di competenza regionale", e come tale deve essere "assoggettata alla vigilanza ed al controllo della Regione".

Dopo oltre dieci anni di paralisi, finalmente l'attività amministrativa poté riprendere e da questo momento cominciò l'opera di risanamento delle dissestate finanze dell'istituto, puntando ad una riqualificazione del consistente patrimonio immobiliare, che aveva sempre rappresentato la principale fonte di finanziamento, attraverso l'adeguamento dei canoni d'affitto ed una ristrutturazione del patrimonio edilizio in stato d'abbandono.

Era inoltre indispensabile procedere al recupero della funzione storica dell'ente, procedendo ad una revisione degli scopi statutari, ormai superati, per adattarli alla nuova realtà economica e sociale della comunità locale.

L'iter per ottenere l'approvazione del nuovo statuto è stato lungo e complesso, e l'approvazione è finalmente avvenuta con deliberazione della Giunta della Regione Emilia Romagna del 28 febbraio 1995.